L’Istituto

Il Quinto Circolo “G. Palatucci” comprende cinque plessi di Scuola dell’Infanzia, di cui quattro ad Avellino e uno a Capriglia Irpina:

◊ “Gianni Rodari” – Via Piave

◊ “Giovanni Paolo II” – Via Scandone

◊ “Antonio Manganelli” – Frazione Picarelli

◊ Rione Parco

“S. Giovanni Bosco” – San Felice a Capriglia

e cinque plessi di Scuola Primaria, quattro ad Avellino e uno a Capriglia:

“F. Scandone” – Via Scandone

“U. Nobile” – Via O. D’Agostino

“M. Teresa di Calcutta” – Via Morelli e Silvati

“Antonio Manganelli” – Frazione Picarelli

“S. Giovanni Bosco” – Capriglia Irpina

PRIORITÀ STRATEGICHE

Come riportato nel PTOF, la scuola si pone i seguenti obiettivi formativi prioritari:

  • Valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano nonché alla lingua inglese;
  • Potenziamento delle competenze matematico-logiche e scientifiche;
  • Potenziamento delle competenze nella pratica e nella cultura musicali, nell’arte e nella storia dell’arte;
  • Spazi partecipativi assegnati ai genitori per il patto educativo tra scuola e famiglia, con riconoscimento della rispettiva dignità pedagogica e funzione educativa nel rispetto di entrambi i ruoli;
  • Sviluppo delle competenze in materia di Cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’Educazione Interculturale e alla Pace;
  • Potenziamento delle discipline motorie e sviluppo di comportamenti ispirati a uno stile di vita sano, con particolare riferimento all’alimentazione, all’educazione fisica e allo sport, e attenzione alla tutela del diritto allo studio degli studenti praticanti attività sportiva agonistica;
  • Potenziamento delle metodologie laboratoriali e delle attività di laboratorio;
  • Potenziamento dell’inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati;
  • Valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le famiglie e con la comunità locale.

Dalle priorità si ricavano le seguenti finalità irrinunciabili:

  • Crescita di ciascun alunno, con sviluppo armonico della personalità del singolo, dei suoi ritmi e stili di apprendimento;
  • Ampliamento delle competenze degli alunni – “Imparare ad imparare” – con il loro coinvolgimento attivo;

–     Promozione dell’autostima, dell’autonomia personale e del successo scolastico;

      –     Acquisizione di competenze di base sottese allo studio della lingua straniera e dei linguaggi

            multimediali per una formazione funzionale all’inserimento nella società odierna;

  • Sviluppo di percorsi educativi in continuità tra scuola dell’infanzia e scuola primaria, finalizzati alla costruzione di un curricolo verticale;
  • Inclusione nel percorso formativo del patrimonio culturale e delle specifiche potenzialità di ciascuno per un graduale sviluppo e recupero delle competenze personali;
  • Valorizzazione dei rapporti con gli enti e le associazioni del territorio e con le famiglie degli allievi per un armonico processo formativo;
  • Potenziamento della relazione efficace e della socialità dell’alunno, sviluppando il rispetto di sé e degli altri, del bene comune e della convivenza civile.

L’azione educativa si fonda sui bisogni affettivi, relazionali e cognitivi degli alunni che si sintetizzano in:

  • bisogni affettivi (accettazione di sé e degli altri, socializzazione e acquisizione di sicurezza);
  • bisogni relazionali (sviluppo dell’identità, ascolto e comunicazione);
  • bisogni cognitivi (operativi, tecnologici, simbolici, di orientamento nella complessità, di problematizzazione, di valutazione, scelta e decisione).

INTITOLAZIONE DEL CIRCOLO A GIOVANNI PALATUCCI

Il Circolo è intitolato a Giovanni Palatucci, Irpino di nascita, Medaglia d’oro al Merito Civile alla Memoria, con la seguente motivazione: «Funzionario di Polizia, reggente la Questura di Fiume, si prodigava in aiuto di migliaia di ebrei e di cittadini perseguitati, riuscendo ad impedirne l’arresto e la deportazione. Fedele all’impegno assunto e pur consapevole dei gravissimi rischi personali continuava, malgrado l’occupazione tedesca e le incalzanti incursioni dei partigiani slavi, la propria opera di dirigente, di patriota e di cristiano, fino all’arresto da parte della Gestapo e alla sua deportazione in un campo di sterminio, ove sacrificava la giovane vita. Dachau, 10 febbraio 1945».
L’intitolazione a questo “Giusto tra le Nazioni” vuole segnare la nostra meta educativa primaria, quella della formazione di soggetti liberi, dotati di spirito critico, di capacità di scelta e di contributo al progresso morale della società civile, di cittadini responsabili e attenti difensori dei valori più alti della nostra Costituzione.

BIOGRAFIA DI GIOVANNI PALATUCCI
Giovanni Palatucci nasce a Montella (AV) il 31 maggio 1909 da Felice Palatucci e Angelina Molinari.
Due anni dopo aver conseguito il diploma di maturità classica al Liceo “Tasso” di Salerno, adempie il servizio militare, come ufficiale di complemento, a Moncalieri, in Piemonte. Si laurea in Giurisprudenza alla Regia Università di Torino nel 1932. Rinunzia, tuttavia, alla professione forense per entrare come Funzionario nell’Amministrazione della P.S., mosso dal bisogno profondo di mettersi, senza risparmio ed interesse, al servizio del prossimo.
Nel 1936, appena ventisettenne, è assegnato alla Questura di Genova. Una sua critica, seppur indiretta, all’eccessiva burocratizzazione dell’attività di polizia ed all’operato desueto di taluni Funzionari di quella Questura gli procurano l’allontanamento punitivo a Fiume, città istriana ai confini orientali della Penisola. Qui, il 15 novembre 1937, Palatucci assume la direzione dell’Ufficio Stranieri.
Dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali che, di fatto, espongono gli Ebrei alla
persecuzione, costringendoli alla diaspora, Giovanni, contravvenendo ai suoi doveri
d’ufficio, fa di tutto per ritardare o disattendere gli ordini che gli vengono impartiti. Con estrema abilità e coraggio, fidando solo su alcuni leali collaboratori, stende una rete d’assistenza a favore soprattutto dei profughi ebrei provenienti dalle regioni dall’Europa centro-orientale, occupate dalle truppe tedesche.
Seimilacinquecento (cinquemila prima dell’8 settembre del 1943 e i restanti dopo tale
data) si sottraggono miracolosamente alla deportazione nei campi di sterminio nazisti, e a morte certa, grazie al suo intervento costante e temerario. Molti vengono sistemati in nascondigli sicuri, altri vengono muniti di permessi di soggiorno o di documenti di riconoscimento falsi per poter raggiungere più agevolmente la Svizzera, la Palestina (allora sotto protettorato britannico) o le coste pugliesi, già in mano alleata.
In quest’opera provvidenziale Giovanni non è solo. Lo zio, S.E. Mons. Giuseppe Maria
Palatucci, Vescovo di Campagna (SA) asseconda, come può, i progetti segreti del nipote, accogliendo nel campo d’internamento, allestito proprio nell’ambito della sua Diocesi, le centinaia di profughi di religione ebraica che Giovannino, tanto amorevolmente, gli raccomanda.
Dopo l’8 settembre 1943, Fiume, come del resto tutta la Penisola, piomba nel caos più assoluto. La fuga precipitosa del Questore di Fiume induce Giovanni ad un’altra
assunzione di responsabilità. Come Questore reggente, Palatucci è più che mai
determinato a salvaguardare la dignità e il prestigio delle sue funzioni e a provvedere per la salvezza di quanti reclamano il suo aiuto. Ciò lo rende, oltremodo, inviso alle Autorità naziste che, di fatto, occupano militarmente l’Italia orientale. Già da qualche tempo sospettato dalla Gestapo, è tratto in arresto, forse su delazione, con l’accusa di tradimento e d’intelligenza col nemico, il 13 settembre 1944. Al termine di un brutale interrogatorio, viene ristretto nel carcere “Coroneo” di Trieste, dove attende
serenamente di essere giustiziato. La condanna a morte, tuttavia, gli verrà commutata in deportazione e il 22 ottobre 1944 viene trasferito nel campo di sterminio di Dachau, non distante da Monaco di Baviera, ove viene registrato con la matricola nr. 117826. Quattro mesi di stenti e di sevizie inaudite bastano a fiaccare definitivamente la resistenza dell’indomito, ultimo Questore di Fiume che si spegne prematuramente all’età di 36 anni.
Il 10 febbraio del 1945 il corpo di Palatucci viene precipitato in una fossa comune,
unitamente a quelli di altre centinaia di ebrei.

 

 

GIOVANNI PALATUCCI: GIUSTO TRA LE NAZIONI

Per ricordarne la memoria e il sacrificio, il 23 aprile del 1953 a Ramat Gan, un quartiere di Tel Aviv, gli vennero intitolati un parco ed una strada, lungo la quale furono piantati 36 alberi, uno per ogni anno della sua giovane esistenza, stroncata nel lager di Dachau.
La riconoscenza del Popolo ebraico per l’eroe Palatucci ha modo di manifestarsi
nuovamente il 10 febbraio 1955, nel decennale della sua morte, con l’intitolazione di una foresta sulla collina della Giudea, nei pressi di Gerusalemme, non distante da quella già dedicata ai Martiri dell’Olocausto nazista.
Anche l’Unione delle Comunità Israelitiche d’Italia vuole tributargli un solenne
riconoscimento, conferendogli il 17 aprile del 1955 la Medaglia d’Oro alla memoria.
Nel 1990 viene riconosciuto “Giusto tra le Nazioni”, il massimo titolo onorifico che gli
Ebrei concedono ai Gentili che si rendono benemeriti.
L’Italia, di fatto, riscopre la figura di Palatucci dopo l’avvenuta canonizzazione da parte ebraica. Lo Schindler irpino viene ricordato, dapprima, nella sua terra di origine e successivamente in molte altre città tra cui Milano, Torino, Genova, Avellino.
Sono svariate le pubblicazioni che ne ripercorrono le opere nonché il martirio.
Innumerevoli, altresì, le iniziative che vengono intraprese per dedicargli premi culturali, piazze, strade e parchi.
Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro gli conferisce il 19 maggio del 1995 la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria, in occasione della 143° Festa della Polizia. Il 17 giugno del 1999, in seno all’Amministrazione della P.S. viene fondata presso il Vicariato di Roma, l’Associazione “Giovanni Palatucci”, che costituisce “Attrice” della causa di beatificazione del martire di Dachau.
Sempre nel 1999, l’Amministrazione della P.S. promuove la costituzione di un Gruppo di lavoro per redigere una nuova, aggiornata e meglio documentata biografia di Giovanni Palatucci, pubblicata nel maggio 2002 col titolo: “Giovanni Palatucci, il poliziotto che salvò migliaia d’Ebrei”.